
Perché i sistemi visivi flessibili sono il futuro del branding – e una risorsa strategica anche per i brand più rigorosi
C’è stato un tempo in cui costruire un’identità visiva significava creare un logo, scegliere un font, stabilire una palette e definire le “regole” per mantenere tutto coerente.
Quel tempo è superato.
Non perché il rigore non vada bene— anzi — ma perché oggi la coerenza non basta più. Serve elasticità.
In un mondo in costante cambiamento, un’identità visiva deve sapere cambiare — senza snaturarsi.
Questo è il cuore del pensiero di Martin Lorenz, designer e autore di Flexible Visual Systems.
Un testo che ogni designer dovrebbe leggere con attenzione. Ma anche gli imprenditori più attenti dovrebbero conoscere la usa esistenza, almeno nei suoi principi fondamentali.
Un sistema visivo flessibile è un framework grafico (basato su moduli, griglie, regole dinamiche, serie) che consente al brand di adattare la sua identità a diversi formati, contesti e media, senza perdere riconoscibilità.
Non si tratta di “libertà creativa illimitata”, ma di costruire una struttura visiva in grado di generare varianti, versioni e movimenti, rimanendo sempre coerente con la propria identità profonda.
È il passaggio dal design “dell’oggetto statico” al design “del sistema in evoluzione”.
Viviamo in un ecosistema di touchpoint mutevoli, in cui un brand può comparire:
In questo scenario, un’identità visiva rigida rischia di essere limitante, fragile o facilmente obsoleta.
Un sistema flessibile, invece:
Ecco alcuni brand (più o meno noti) che adottano strutture visive flessibili:
MIT Media Lab
Un sistema basato su una griglia modulare che genera infinite versioni del logo. Ogni dipartimento ha un proprio simbolo unico, ma chiaramente legato agli altri.
City of Melbourne
Un’identità geometrica con sfaccettature cromatiche e compositive che cambiano in base ai settori e alle comunicazioni, mantenendo una forte matrice riconoscibile.
OK-RM per Pirelli HangarBicocca
Sistema flessibile basato su struttura tipografica e composizione dinamica. Ogni mostra ha un proprio visivo, ma lo stile resta identitario.
Wolfgang Weingart (storico)
Molti dei principi dei sistemi flessibili visivi affondano nel lavoro di Weingart e nella sperimentazione tipografica svizzera e postmoderna.
Un sistema visivo flessibile non si improvvisa.
Richiede:
Non si tratta più solo di disegnare. Ma di progettare un linguaggio visivo potenzialmente infinito.
Per questo motivo, il brand designer moderno deve assumere un ruolo a metà tra l’architetto e il direttore d’orchestra:
Molti imprenditori immaginano che un sistema del genere sia “troppo complesso” per il proprio brand.
In realtà, la flessibilità visiva non è solo per grandi realtà o i brand culturali.
Anche un’azienda locale, un personal brand o un marchio tecnico può trarre vantaggio da un sistema visivo modulare, se progettato su misura e con intelligenza.
Per esempio:
Il branding contemporaneo richiede rigore e apertura.
Un’identità visiva non può essere una gabbia, ma nemmeno un caos.
La soluzione sta nel pensiero modulare, nei sistemi flessibili e in una progettazione consapevole.
Se il tuo brand ha bisogno di crescere, dialogare, evolvere — allora ha bisogno di un sistema, non solo di un logo.
Flexible Visual Systems è un libro fondamentale per ogni designer.
Ma anche uno strumento utile per ogni brand strategist o imprenditore curioso.