Branding
Jan 30, 2026

Naming: l’arte sottile di dare un nome che abbia senso (oggi e domani)

Naming: l’arte sottile di dare un nome che abbia senso (oggi e domani)

Naming: l’arte sottile di dare un nome che abbia senso (oggi e domani)

Perché chiamarsi nel modo giusto è molto più che “trovare un’idea carina”

Nel mondo del branding, poche scelte sono così delicate e permanenti come quella del nome.

Eppure, il naming è spesso trattato come un’appendice creativa, un gioco di parole, o peggio: una decisione di pancia.

Dare un nome a un brand non significa solo “inventarsi qualcosa di originale”.

Significa attribuire un’identità, un suono, una memoria e una visione che possa durare — ed evolvere.

❝ Ma loro sono Apple ❞

Esatto. Ma non lo erano quando hanno scelto quel nome.

Quando Jobs e Wozniak scelsero Apple, non avevano idea che sarebbero diventati il colosso globale che oggi conosciamo, ovviamente l'ambizione immagino ci fosse.

Quel nome, oggi mitico, all’epoca era solo:

  • semplice,
  • fuori contesto,
  • dissonante rispetto ai competitors tecnici dell’epoca (IBM, HP, Microsoft…).

Eppure, proprio per questo, memorabile.

Non coerente con il prodotto, ma coerente con il loro pensiero: umano, amichevole, accessibile, diverso.

Il punto non è se il nome “spiega cosa fai”.

Il punto è se il nome comunica chi sei.

Cos’è davvero il naming

Come spiega Alina Wheeler in Designing Brand Identity, il naming è parte integrante dell’identità del brand.

È uno degli elementi più difficili da cambiare, ma più facili da sottovalutare.

Un buon naming deve essere:

  • distintivo (non confondibile con altri),
  • memorizzabile (piacevole da ripetere),
  • funzionale (pronunciabile, registrabile, disponibile),
  • adattabile (può vivere su domini, social, packaging, affissioni),
  • coerente (non necessariamente descrittivo, ma in tono).

Il rischio di essere troppo didascalici

Se apri una gelateria e la chiami La Gelateria Artigianale, probabilmente nessuno ti cercherà su Google con quel nome.

E se vendi tecnologia e ti chiami Tecnopoint 24, difficilmente conquisterai l’immaginario emotivo del tuo cliente ideale.

I nomi descrittivi funzionano quando sei l’unico nel tuo campo.

Ma appena il mercato si popola, servono scelte più identitarie.

Il potere della coerenza profonda

Un buon nome non deve spiegare il mestiere. Deve portare con sé un universo di valori.

Pensiamo a:

  • Tesla: non dice “auto”, ma evoca innovazione e genialità.
  • Spotify: è un nome inventato, ma suona come qualcosa di musicale.
  • IKEA: acronimo personale e svedese. Nessun riferimento diretto ai mobili. Eppure perfetto per ciò che rappresenta.

Il nome giusto non sempre parla del prodotto. Ma parla sempre del brand.

Alcune regole pratiche per valutare un naming

Quando valuti o proponi un nome per un brand, chiediti:

  1. È facile da pronunciare in tutte le lingue dove vuoi essere presente?
  2. È visivamente interessante? (Come si presenta in un logo, in un dominio, su un biglietto da visita?)
  3. Esiste già? È registrabile? È libero come dominio?
  4. Ha un suono gradevole? Troppo duro? Troppo neutro?
  5. Si può usare in una frase senza risultare forzato o ridicolo?
  6. Racconta qualcosa dei valori, anche solo con il tono?

Un esercizio per imprenditori (prima di cercare nomi)

  1. Scrivi 3 aggettivi che vuoi siano associati al tuo brand. (Es. affidabile, ambizioso, elegante)
  2. Pensa a 3 nomi famosi che secondo te funzionano bene. Perché funzionano? (Non cosa significano: che effetto ti fanno?)
  3. Ora prova a elencare parole che non descrivono cosa fai, ma chi sei. (Es. per un brand tech: luce, flusso, impulso, pelle, scelta, tempo…)
  4. Gioca con accostamenti, parole straniere, inversioni. (Ma solo dopo aver capito che tipo di identità vuoi comunicare.)

Naming: creatività sì, ma su fondamenta solide

Il naming non è solo fantasia. È una scelta tecnica, strategica, linguistica, legale e percettiva.

Richiede:

  • tempo
  • metodo
  • test
  • confronto,ì
  • e spesso il supporto di più figure (designer, copywriter, legale, strategist).

Se il nome sbagliato può frenare un brand…

Il nome giusto può invece aprirgli strade che oggi ancora non immagini.

In conclusione

Il naming è una delle scelte più delicate che si possano fare in fase di branding.

Non perché sia raro trovare un nome originale.

Ma perché è raro trovarne uno coerente, duraturo e significativo.

Il nome giusto non ti renderà un colosso.

Ma ogni colosso è partito da un nome giusto.