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In questo articolo spieghiamo perché il branding non è un esercizio estetico, ma un progetto complesso che richiede competenze trasversali: dalla strategia al copywriting, dal design all’advertising. Se stai costruendo qualcosa di ambizioso, è il momento di capire chi deve esserci al tavolo.
Nel mondo del branding, poche scelte sono così delicate e permanenti come quella del nome. Eppure, il naming è spesso trattato come un’appendice creativa, un gioco di parole, o peggio: una decisione di pancia. Dare un nome a un brand non significa solo…
Se hai mai usato Google Maps, acquistato una confezione di Pan di Stelle, o bevuto una Sprite… sei entrato in contatto con modelli di struttura di brand diversi. Non parliamo di stile, di logo o di tono di voce, ma di architettura strategica…
C’è stato un tempo in cui costruire un’identità visiva significava creare un logo, scegliere un font, stabilire una palette e definire le “regole” per mantenere tutto coerente. Tutto questo è evoluto. Lo vediamo nel post dedicato al Flexible Visual System di Martin Lorenz.